U.E.P.E. RAGUSA

15 Dicembre 2023

Progetto “Liberamente” – Anno 2023

Il Progetto “Libera-mente” realizzato, per la seconda annualità, dall’Ufficio Locale di Esecuzione Penale Esterna di Ragusa, in collaborazione con la rete di “LIBERA, Associazione, nomi e numeri CONTRO LE MAFIE”, ha avuto la finalità di dare una risposta diversificata alle attività trattamentali di soggetti in misura alternativa alla detenzione, misura di sicurezza e messa alla prova, orientando ogni attività programmata al raggiungimento degli obiettivi prefissati.

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Il Progetto “Libera-mente” realizzato, per la seconda annualità, dall’Ufficio Locale di Esecuzione Penale Esterna di Ragusa, in collaborazione con la rete di “LIBERA, Associazione, nomi e numeri CONTRO LE MAFIE”, ha avuto la finalità di dare una risposta diversificata alle attività trattamentali di soggetti in misura alternativa alla detenzione, misura di sicurezza e messa alla prova, orientando ogni attività programmata al raggiungimento degli obiettivi prefissati.

Il progetto è stato realizzato con la collaborazione della rete di “Libera”, una rete di associazioni, cooperative sociali, movimenti e gruppi, che sono coinvolti in un impegno, non solo contro le mafie, la corruzione, i fenomeni di criminalità e chi li alimenta, ma profondamente impegnati per la giustizia sociale, per una legalità democratica fondata sull’uguaglianza, per una memoria viva e condivisa, per una cittadinanza responsabile.

L’associazione, attraverso percorsi educativi e di formazione, la memoria e l’uso sociale dei beni confiscati alle mafie, compie azioni di sensibilizzazione della società civile nella lotta alla criminalità organizzata, attraverso iniziative volte a promuovere i diritti di cittadinanza, i principi della legalità e la memoria delle vittime innocenti di mafia.

Un impegno, questo, pienamente condiviso dalle finalità operative di questo ULEPE e nello specifico dagli obiettivi del progetto.

Il progetto è stato finalizzato al raggiungimento dei seguenti obiettivi: sensibilizzare i partecipanti sui temi della legalità e del bene comune, attraverso la comprensione dei meccanismi propri della criminalità organizzata e l’incontro diretto con familiari di vittime innocenti di mafia; la destrutturazione dei modelli culturali tipicamente ispirati all’omertà, alla sopraffazione e alla cittadinanza passiva; la condivisione di modelli sociali alternativi alla violenza.

La prima fase del progetto è stata dedicata alla presentazione e condivisione della sua struttura con i Funzionari di Servizio Sociale e alla selezione dei soggetti destinatari delle attività, specificando il target dei potenziali beneficiari, i criteri da adottare per la loro individuazione e la necessità fondamentale di fornire una valida spinta motivazionale a ciascuna persona segnalata per la partecipazione al progetto.

Destinatari dell’iniziativa sono stati soggetti in esecuzione penale esterna (affidati in prova al servizio sociale, detenuti domiciliari) e in messa alla prova, la cui storia giuridica ha evidenziato rischi di recidiva e modelli culturali di devianza strutturata.

La selezione dei singoli partecipanti è stata assegnata ai funzionari di servizio sociale, che hanno individuato, tra i casi assegnati, i soggetti che, in relazione alla tipologia di reato, al loro vissuto e alle inclinazioni personali, sono stati ritenute idonei a trarre le giuste sollecitazioni dalla partecipazione alle attività del progetto.

Sono state segnalate, in fase iniziale, 21 persone sottoposte a misura; tra queste, già dal primo incontro, si è avuta un’adesione spontanea che ha portato alla partecipazione pressoché costante alle attività di 15 soggetti:

  • 12 affidati in prova al servizio sociale;
  • 2 detenuti domiciliari;
  • 1 in messa alla prova.

Il progetto si è articolato in 6 incontri, che si sono tenuti nell’arco temporale compreso dal 09/05/2023 al 28/09/2023 e in un’esperienza residenziale conclusiva presso un bene confiscato alle mafie, svoltasi dal 13 al 15 ottobre 2023.

Gli incontri, della durata minima di 2 ore, hanno favorito la condivisione di esperienze, riflessioni e pensieri utili a ridefinire i valori qualificanti della vita collettiva; essi si sono svolti presso luoghi significativi della memoria e con persone vittime innocenti di criminalità organizzata.

Il primo incontro si è tenuto il 09 maggio 2023 presso la Parrocchia San Pier Giuliano Eymard di Ragusa. Dopo la presentazione del progetto da parte della Direttrice dell’ULEPE e la sensibilizzazione dei partecipanti all’adesione ai diversi incontri programmati, è stato introdotto il Dott. Vittorio Avveduto, referente provinciale di Libera, che ha guidato le attività laboratoriali e gli spunti di riflessione.

Durante questo primo incontro il Dott. Avveduto ha illustrato gli obiettivi dell’Associazione, coinvolgendo i partecipanti in un proficuo scambio di osservazioni e considerazioni aventi ad oggetto il concetto di giustizia e di legalità, attraverso il richiamo ad immagini e ad alcune figure significative nella lotta alla mafia, in particolare dell’attivista siciliano Peppino Impastato, di cui ricorreva il 45° anniversario.

Il secondo incontro si è tenuto il 31/05/2023, sempre presso la Parrocchia San Pier Giuliano Eymard, incontro che ha introdotto il tema della memoria, al fine di costruire percorsi che aiutano non solo a rendere vivo il ricordo, ma a trasformare la memoria individuale in memoria collettiva, con la necessità di riflettere sulla vittima in quanto persona e provare a ricucire lo strappo che ogni violenza di matrice mafiosa ha apportato alla società.

Il successivo incontro a due tappe si è tenuto il 20/06/2023 a Vittoria, dove si è avuto un primo momento presso il Bar sito all’interno del distributore di carburanti “Esso”, teatro, il 02/01/1999, della strage di “San Basilio” in cui persero la vita, oltre alle vittime designate, due vittime innocenti: Rosario Salerno e Salvatore Ottone. Successivamente, il gruppo si è spostato nel Piazzale della Fontana della Pace per incontrare Rosalinda Ottone, sorella di Salvatore, che ha esposto con voce rotta dall’emozione, la propria testimonianza, capace di coinvolgere emotivamente tutti i partecipanti, conducendoli a riflettere sulla perdita del valore della vita umana e sulle conseguenze in chi è costretto a subirla senza poter comprendere le ragioni del potere mafioso e degli interessi economici sottesi.

Il 27/07/2023 l’incontro è stato inserito all’interno del Campo Estate Liberi! a Ispica presso il convento di Santa Maria di Gesù, dove è stato trattato il tema dell’ “Inte(g)razione”  e del Pregiudizio. Un tema che ha coinvolto in un intenso dialogo di approfondimento sia i campisti che i partecipanti al progetto Liberamente, attraverso le sollecitazioni fornite da Giovanni Mauceri, che ha presentato i progetti di aiuto realizzati nella Guinea Bissau.

Un altro momento di memoria forte e partecipato è stato vissuto il 14/09/2023 presso la Parrocchia San Pier Giuliano Eymard, quando si è avuto modo di ascoltare la testimonianza di Giovanna Raiti, sorella di Salvatore Raiti, giovane carabiniere siracusano, ucciso il 16/06/1982, insieme ai suoi colleghi, nella strage della Circonvallazione, in un agguato mafioso organizzato in occasione del trasferimento del detenuto e boss catanese Alfio Ferlito dal penitenziario di Enna a Trapani. Il suo racconto impetuoso ha scosso e aperto le coscienze dei partecipanti, tutti attenti a puntare lo sguardo sulla giovane vittima, di appena 19 anni, uccisa dalla mafia, sentendo la responsabilità di condannare quella violenza inaudita.

Oltre al racconto, intriso di molti spunti di riflessione, Giovanna Raiti ha portato i partecipanti a riflettere sul valore delle scelte che si compiono nella vita e come queste ricadono non solo su chi le compie, ma sui propri cari e sugli altri, condizionando intere esistenze; ha, inoltre, invitato i partecipanti a portare nella propria vita il seme della non violenza e della consapevolezza.

Infine, il 28/09/2023, si è tenuto l’ultimo incontro, presso la sala riunioni dell’USSM di Ragusa, volto a presentare l’esperienza residenziale di formazione e partecipazione, per definire: il periodo, gli aspetti pratici e il programma previsto in tutti i suoi aspetti, per la sua concreta realizzazione, invitando i partecipanti ad esprimere la loro volontaria adesione.

Dal 13 al 15 ottobre, dopo aver ottenuto l’autorizzazione del Magistrato di Sorveglianza di Siracusa per ogni singolo partecipante, si è attuata l’ultima fase del progetto, quella residenziale, a cui hanno aderito 7 persone (5 affidati, un detenuto domiciliare e uno in messa alla prova). Ad esse si sono aggiunte 2 referenti di “Libera” (il Dott. Vittorio Avveduto e la Dott.ssa Barbara Pucello), la Direttrice dell’Ulepe di Ragusa e la Funzionaria di servizio sociale referente del progetto, per un totale di 11 persone.

Il gruppo è stato ospitato presso l’Agriturismo “Terre di Corleone”, bene confiscato alla Mafia e gestito dalla cooperativa Pio La Torre Libera Terra, dove, nel pomeriggio di venerdì 13 ottobre, ha avuto inizio il percorso sui temi della legalità e della giustizia sociale nel territorio palermitano. Nella serata il presidente della cooperativa “Placido Rizzotto Libera Terra”, Francesco Citarda ci ha portati, attraverso la sua esperienza nel mondo di Libera e il suo impegno nella lotta alle mafie, a comprendere come sia possibile trasformare queste terre in aree in grado di produrre lavoro e ricchezza, dimostrando che ciò che è stato sottratto alla collettività con il denaro del malaffare può essere restituito e diventare occasione di sviluppo.

Sabato 14 ottobre il gruppo ha visitato “Il Giardino della Memoria” a San Giuseppe Jato, dedicato a tutti i bambini vittime di mafia, ricordato come luogo di prigionia e morte, nel 1996, del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio del collaboratore di giustizia Santino Di Matteo. Un racconto che ha scosso tutti i partecipanti portandoli a riflettere su come la mafia, per raggiungere i propri scopi, ammette anche l’uccisione brutale di bambini.

Nel pomeriggio, il gruppo si è spostato nel quartiere di Brancaccio, a Palermo, per visitare la parrocchia di Don Pino Puglisi, il Centro Parrocchiale di Accoglienza “Padre Nostro” e ascoltare le testimonianze di Valentina Casella, un’educatrice vissuta all’interno del quartiere e di Gregorio Porcaro, stretto collaboratore di Don Pino Puglisi e volontario storico di Libera. Entrambi hanno presentato la figura di Don Pino Puglisi che, nel quartiere Brancaccio, ha saputo scuotere le coscienze per denunciare l’oppressione della mafia e ricostruire il senso di appartenenza della comunità, ridandole dignità.

Successivamente, il gruppo si è spostato in un altro quartiere di Palermo noto per le sue criticità, il quartiere Ballarò, per visitare il locale Molti Volti (sede di Libera) ed incontrare i rappresentanti della rete NO CRACK, che hanno offerto interessanti stimoli.

Infine, nella mattinata di domenica 15 ottobre, il gruppo ha avuto modo di vivere il racconto partecipato di Vincenzo D’Agostino, un uomo di 86 anni che, dopo 33 anni, continua a ricercare la verità sulla morte del figlio, il poliziotto Nino D’Agostino, ucciso in un agguato di matrice mafiosa insieme alla giovane moglie. La lunga barba di Vincenzo Agostino è diventata un simbolo di resistenza e di richiesta di giustizia.

Un momento particolarmente sentito è stato quello della restituzione da parte del gruppo, visibilmente commosso per tutto il percorso vissuto durante il fine settimana, in cui ciascuno dei partecipanti ha potuto esprimere il proprio pensiero e fornire il proprio contributo, nel segno della partecipazione attiva e costruttiva.

Il percorso del progetto “Liberamente” ha permesso a ciascun partecipante (operatori della giustizia e sottoposti a esecuzione penale esterna) di vivere un crescendo di emozioni e di riflessioni verso un pensiero maggiormente critico nei confronti dei meccanismi propri della criminalità organizzata. Il rapporto con le figure istituzionali è stato vissuto al di là delle distanze proprie dell’istituzione e ha consentito di vivere un’esperienza di avvicinamento e di incontro, raggiungendo obiettivi altrimenti non raggiungibili.

Il coinvolgimento di persone adulte in esecuzione penale esterna nell’ambito di tale iniziativa è stato inizialmente condizionato dall’“obbligatorietà” della partecipazione, ma si è pian piano trasformato in un’adesione piena e interessata da parte di coloro che hanno aderito all’esperienza residenziale. Questo interesse, rafforzato dall’opportunità di potersi sentire parte di un gruppo, ha permesso ai partecipanti di avviare una rielaborazione della propria esperienza di vita vissuta sulla base dei contributi offerti nei momenti di riflessione.

La partecipazione alle attività del progetto “Liberamente” ha avuto la forza di poter determinare dei cambiamenti sia nelle persone sottoposte a misura alternativa sia negli operatori della giustizia, avendo rappresentato una dimensione umana e relazionale in cui ciascuno ha visto l’altro come partecipe della stessa esperienza, la cui intensità ha offerto punti di osservazione e prospettive diverse su cui poter lavorare individualmente.

 

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